Gli antichi mestieri

Gli antichi mestieri del borgo di Geraci sono stati, nel corso degli anni, legati alle tre attività economiche principali del paese: pastorizia, agricoltura e artigianato. Alcuni di essi sono ancora presenti.

Si tratta di mestieri e attività di un popolo montanaro, basato su una economia circolare. La circolarità dell’economia è un aspetto di origine medievale che caratterizza la civiltà pastorale e contadina.

All’interno di una economia circolare tutti i mestieri sono collegati tra di loro. I prodotti di ogni attività sono infatti consumati ed esperiti all’interno dello stesso territorio.

E così ad esempio il falegname produceva gli strumenti con cui il contadino lavorava la terra. E i frutti della terra del contadino venivano consumati dagli abitanti del borgo. Nella perfetta armonia di un sistema in cui ognuno da il proprio contributo allo sviluppo del paese.

Tuttavia, lo spirito di iniziativa dei geracesi è stato sempre molto grande, e ciò ha anche permesso lo svilupparsi di una sorta di circolarità esterna dell’economia per cui, ad un certo punto, alcuni prodotti locali sono stati esportati e commercializzati dai cosiddetti carrettieri nei territori limitrofi. Tutto questo fino agli anni del secondo dopoguerra.

Vi facciamo fare adesso un bel viaggio nella storia degli antichi mestieri di Geraci. E vi raccontiamo curiosità interessanti sulla vita di un tempo nel borgo. Un percorso tra usanze, tradizioni e antropologia, che vi farà scoprire quali sono state nel tempo le principali attività del popolo geracese.

Partiamo dai mestieri ormai scomparsi per arrivare fino a quelle professioni che sopravvivono ancora ai nostri giorni.

Gli antichi mestieri estinti

U Nivieri

Un mestiere davvero curioso e interessante era quello del nivieri. Mestiere ormai scomparso, il cui nome deriva dalla radice della parola neve. Il neviere era colui che si occupava di conservare nel periodo invernale le nevi che cadevano copiose nel territorio, in apposite cavità in montagna. La neve veniva materialmente raccolta e conservata all’interno di queste cavità montane che si chiamavano appunto neviere. Una volta individuate le neviere, la neve veniva conservata al loro interno cosparsa di paglia secca. Questo perché la paglia secca decelera il processo di scongelamento della neve. La conservazione avveniva fino alla primavera quando i nevieri vendevano la loro neve ai bar che ne facevano sorbetti e granite aromatizzati.

U Stazzunaru

Anche quello degli stazzunara è un mestiere del tutto scomparso. Il nome deriva dallo stazzuni, luogo in cui venivano confezionati i mattoni e le tegole. I mattoni erano utilizzati sia per la pavimentazione delle case che per le costruzioni edili. A Geraci questa attività era una di quelle prevalenti. Fu diffusa tra la fine del 1.500 e i primi anni del 1.900. Infatti, le tegole e i pavimenti delle case e delle chiese più antiche del paese, venivano prodotte nello stazzuni di Geraci. Tipicamente i mattoni erano realizzati a forma di esagono.

U Rulugiaru

Era colui che aggiustava gli orologi da polso e da taschino, ma anche le sveglie. Il termine è poi diventato anche un nomignolo-soprannome a Geraci, con cui venivano individuate le famiglie che praticavano questo mestiere, ormai del tutto scomparso.

U Firraturi

E’ questo il mestiere del maniscalco. Un antico mestiere legato alla lavorazione del ferro. U Fiffiaturi era colui che ferrava gli zoccoli dei quadrupedi: cavalli, muli, asini. Fino agli anni 40 a Geraci erano presenti centinaia di quadrupedi, dunque questa era una attività molto redditizia per chi la praticava. Da quando sono stati introdotti i mezzi a motore questa attività è andata via via scemando. Fino alla fine degli anni ’80 c’era ancora qualche maniscalco nel borgo. Successivamente scomparvero del tutto.

U Scuppittieri

Gli Scuppittieri erano gli armaioli. Queste figure si occupavano di riparare le armi e le costruivano anche ex novo. E’ stata una figura presente a Geraci fino agli anni 40-50.

U Vardiddraru

Il bastaio era colui che preparava i vardeddri, le selle rurali destinate ai muli per l’uso agricolo e pastorale. U vardiddraru faceva le selle e si occupava di creare l’abbigliamento in cuoio di muli, cavalli e asini.  Mestiere ormai del tutto scomparso.

U Carritteri

Questo mestiere veniva intrapreso da chi possedeva un carretto, più o meno decorato, e lo utilizzava per i trasporti commerciali o agricoli. Anche se a Geraci non era una attività prevalente, perché in paese venivano usati gli animali da soma per raggiungere i campi e i luoghi di lavoro. Questo anche perché, ai territori campestri si aveva accesso attraverso le mulattiere, stretti sentieri, dove appunto poteva passare al massimo un mulo. I carrettieri quindi, si occupavano più che altro a Geraci del trasposto esterno di beni, dal paese agli altri centri limitrofi dell’isola. I carrettieri sono stati i precursori dei nostri camionisti.

U Gistraru

U gistraru è letteralmente l’intrecciatore. Il nome deriva da gistra, che significa canestro in vimini. Questa figura si occupava di raccogliere verghe di salici e di canne e, attraverso una attività sapiente di intreccio, creava ceste, cestini, panieri con il manico, fasceddre per la ricotta. Oggetti che servivano sia nella vita domestica quotidiana che nelle attività agricole. Ad esempio, le ceste molto grandi servivano per il trasporto delle uve dalle vigne ai palmenti.

U Vinaru

U vinaru era il venditore di vino. Colui che produceva nelle proprie terre il vino e ne faceva una attività di commercio. Questa attività non era in auge nell’economia del paese, poiché non c’è mai stata a Geraci una coltivazione intensiva di viti. Soltanto  piccoli appezzamenti domestici per la produzione familiare.

U Stagninu

Questo mestiere è molto vicino a quello del fabbro ferraio. Ma rispetto al fabbro era una attività più nobile. Lo stagnino infatti, si occupava della riparazione e della stagnatura del pentolame di rame. I pentoloni di rame venivano usati principalmente dai pastori per la produzione dei formaggi. La cosiddetta quadara dei pastori era un pentolone di rame che si cospargeva di stagno fuso all’interno. Spesso capitava che arrivavano a Geraci degli stagnini ambulanti, che eseguivano le stagnature a domicilio.

U Cunzeri

I cunzeri erano i conciatori di pelli. A Geraci c’era una cunciria, ed era situata vicino alle acque di un fiumiciattolo che scorreva nella zona bassa della città.  

U Mulinaru

Questo mestiere è ormai scomparso del tutto. L’attività dei mulinari era legata appunto ai mulini. A Geraci ce n’erano alcuni molto importanti che servivano tutto il territorio circostante. Erano mulini ad acqua e sorgevano per l’appunto vicino ai corsi d’acqua che li alimentavano. Di alcuni mulini sono rimasti anche dei ruderi. Quella del mulinaru era una attività fiorente per Geraci, poiché il nostro è un territorio ricco di granai. Soprattutto nel versante più vicino al territorio di Gangi. Venivano a Geraci da diversi paesi a molire i loro grani nei nostri mulini. Anche perché di mulini ce n’erano pochi nel territorio madonita. Il grano nei mulini veniva trasformato in farina e crusca. I mulini funzionarono a pieno ritmo fino agli anni 40 e poi l’attività andò a scemare.

I mulini ad acqua vennero poi rimpiazzati dai mulini a motore, che assunsero anche la funzione di pastifici.

U Carcaru

I carcari erano coloro che lavoravano la calce. Da questo antico mestiere deriva anche l’appellativo di una zona precisa del paese, in cui sorgevano le carcare, cioè le fornaci dove si produceva la calce. Il territorio di Geraci era ricco di giacimenti di calce. Da queste terre con rocce di calce venivano prelevate delle pietre, che poi venivano cotte in fornace a legna e diventavano calce. Il fuoco e le alte temperature riducevano la calce allo stato liquido, questa poi veniva lavorata e usata per le costruzioni edili. Era il cemento armato di un tempo! Nelle vecchie case, infatti, la cementazione è tutta a calce cotta.

U Jisseri

U Jissieri è il produttore di gesso. A Geraci ci sono delle zone dove si estrae una roccia gessosa. Queste rocce, cotte nelle fornaci, producevano il gesso che serviva ad esempio per l’intonacatura delle case e delle chiese.

U Ciraru

E’ l’artigiano che lavora la cera. La lavorazione della cera serviva a produrre candele e ceri ad utilizzo non solo religioso e liturgico, ma anche domestico. Le candele, infatti, portavano nelle case la luce, quando calava il buio e non era ancora diffusa l’elettricità.  

L’Ugghiaru

Era il commerciante dell’olio. Comprava l’olio, lo conservava e poi lo commercializzava insieme al formaggio e alla ricotta salata.

L’orefice

Nella sua storia pare che Geraci ne abbia avuto soltanto uno di orefice. Preparava gli anelli per le nozze, riparava collane e oggetti d’oro e aveva una piccola bottega.

 

Gli antichi mestieri sopravvissuti ai nostri giorni

U Furgiaru

U fugiaru sarebbe il fabbro ferraio. Il nome del mestiere deriva dalla forgia, che è la fornace che, alimentata a carbone, serve a rendere il ferro incandescente e pronto ad essere lavorato. Era una attività prevalente in tempi antichi. A Geraci i furgiari praticavano anche la procedura complessa dell’acciaiatura. Una attività artigianale importante che rende resistenti e duttili gli arnesi. I prodotti venivano lavorati al fuoco e il ferro veniva reso resistente con l’acciaiatura. Questa tecnica adesso è scomparsa. Mentre ancora la tradizione del furgiaru viene tramandata, ed esistono oggi nel borgo artigiani che lavorano ancora il ferro.

U Lignamaru

E’ il falegname rurale. In tempi antichi il suo compito era quello di preparare le attrezzature per le attività legate alla pastorizia e all’agricoltura. Dunque un mestiere di supporto a queste due attività. U lignamaru costruiva strumenti di lavoro come manici per zappe e picconi, tridenti di legno, tinozze per i pastori, strumenti per la lavorazione del formaggio. E’ ancora presente qualche testimonianza di vecchie maestranze.

L’Ebanista

E’ un falegname esperto nella costruzione di mobili per l’arredo delle case. Sia dei pastori che dei borghesi.

U Scarparu

Attività molto certosina, purtroppo quasi del tutto scomparsa. Gli scarpari, che sarebbero i calzolai, si occupavano non solo di riparare le scarpe ma anche di costruirle. C’erano diversi scarpari a Geraci e la loro attività non era solo legata alla riparazione. Gli scarpari ricevevano commesse per la realizzazione di ogni tipo di calzatura. Fino agli anni 40 erano diffusissimi.

C’è un aneddoto molto interessante che si racconta legato a questa figura. Pare che a Geraci gli scarpari per arrotondare le loro finanze, alla vigilia delle feste, si trasformavano in barbieri a basso costo. Si racconta che mettevano nelle loro botteghe tante sedie a muro, disposte in maniera circolare, e con i loro attrezzi, facevano la barba a prezzo ribassato a tutti gli uomini. Pare utilizzassero il coltello che si usava per  tagliare il cuoio, Il cosiddetto trincettu, una forma di coltello particolare molto tagliente. Nei giorni di festa facevano concorrenza ai barbieri perché il loro prezzo era più popolare e a buon mercato.  

Sarte e ricamatrici

Queste attività erano prettamente domestiche e dedicate quasi esclusivamente alle donne. Solo tra gli anni 50 e 60 ci fu la presenza a Geraci di un sarto uomo, che aveva una vera bottega. Per il resto questo mestiere era insegnato alle donne di Geraci in ambienti conventuali. Nei conventi, infatti, veniva tramandata questa arte. Erano delle vere e proprie scuole di ricamo e sartoria, tenute dalle suore dei due conventi presenti a Geraci negli anni del 1900. Le monache insegnavano alle ragazze geracesi tecniche molto raffinate e preziose di ricamo, come il “cinquecento”, che univa su lino ricamo e intagli. Queste tecniche venivano anche utilizzate per realizzare il corredo delle ragazze che dovevano prendere marito.

U Viddranu

U viddrano è il contadino, una attività tutt’ora presente a Geraci. Presta la sua opera sia nel suo appezzamento di terreno che presso la terra di altri. Qualcuno di loro si dedicava un tempo, e anche oggi, all’attività di coltivazione degli orti. La produzione di ortaggi a Geraci era rinomata in tutte le madonie, anche per la purezza delle acque purissime che irrigano i terreni del borgo e conferiscono ai prodotti della terra una particolare fragranza.

U Vistiamaru

U vistiamaru a Geraci è il pastore. L’attività del pastore è da sempre una delle principali a Geraci. Si tratta di una attività totalizzante, che si volge 24 ore su 24. Il pastore ha un continuo rapporto con la sua azienda per le varie attività che richiedono la sua attenzione. L’attività del pastore nel tempo si è svolta prevalentemente allo stato brado. Gli animali venivano tenuti prevalentemente fuori e i prodotti erano di qualità migliore perché gli animali stessi individuavano quelle erbe più proficue alla produzione di un latte migliore e di formaggi più buoni.

I Vurdinari

Questo mestiere è quello dei commercianti che commercializzavano i formaggi. Li acquistavano dai pastori e li curavano per prepararli alla vendita. U vurdinariu riponeva le forme del formaggio nei suoi magazzini e le curava con una attenta attività di salinizzazione. Le cospargeva cioè di sale e le oleava. Il sale quando incontra il prodotto caseario produce olio, con cui si cosparge il prodotto finché non si arresta la sudorazione. A quel punto le forme son pronte per essere vendute. I vurdinari avevano dei carretti in cui trasportavano questi prodotti caseari e li vendevano in tutto il territorio circostante.

U Furnaru

U furnaru è colui che si occupa della produzione e del confezionamento del pane. A Geraci i fornai da sempre sono stati anche dei dolcieri e riproducevano dolci secchi, soprattutto della tradizione monastica.

U Funtanieri

U funtanieri è l’idraulico. Si occupava ai tempi sia degli acquedotti comunali che della sistemazione di impianti idrici nelle varie case. Ancora oggi abbiamo a Geraci qualche idraulico.

U Jurnataru

E’ il contadino che presta il suo lavoro a giornate. Lavora presso le terre di altri e viene pagato a giornate di lavoro. Ancora oggi ci sono contadini che lavorano “a giornate”.

U Scalpellinu

Il mestiere dello scalpellino è uno di quelli che purtroppo sta scomparendo. Il lavoratore della pietra ha avuto grande rilevanza negli anni per l’economia geracese. A  Geraci esiste infatti una pietra cilicia molto dura, chiamata il gres delle madonie, che viene ancora utilizzata per la pavimentazione delle strade e delle case. U scalpellinu riesce a modellare e a tirar fuori dalla pietra conci ben squadrati e modellati per la realizzazione del cosiddetto chiacato, una pavimentazione esterna utilizzata per la costruzione di vie e piazze.

U Muraturi

Il muraturi è colui che si dedica alla costruzione delle case. Esistono per fortuna ancora diversi muratori a Geraci, che si tramandano la tradizione da generazioni.

U Varveri

Attività quasi del tutto scomparsa quella del barbiere. Spesso le varverie di un tempo si prestavano a diventare luoghi di conversazione e intrattenimento tra un’attesa e l’altra del proprio turno. Non era una delle attività principali a Geraci.

U Putiaru

Attività tuttora sempre presente quella del putiaru. Ma i putiari di un tempo erano diversi da quelli di oggi. Le putie fino al dopoguerra erano degli empori veri e propri, al cui interno si trovava ogni sorta di prodotto, da quello alimentare all’abbigliamento, ai prodotti per la casa e per i mestieri. Nelle antiche putie si vendeva tutto a peso, dalle sarde salate al sapone. Erano presenti all’interno dei banconi dove erano poste grandi bilance per pesare la merce.

L’Uccieri

Gli uccieri erano i macellai. L’appellativo deriva dal verbo francese boucher, che significa macellare. Da boucher deriva anche il nome di vucciria. A Geraci la vucciria, ancora individuata con questo nome, era la zona del paese in cui c’era l’antico macello. Allora questa attività non era prevalente perché pochi potevano permettersi di mangiare la carne, in quanto economicamente molto costosa.

U Vuttaru

Questo termine denominava il mestiere del bottaio, il costruttore di botti. Questi artigiani costruivano anche le grandi tine che utilizzavano i pastori, le c’jsche. Dei contenitori a tronco di cono, di misura simile ad un secchio e realizzati con delle barrette di tavola assemblate con cerchi di ferro e un tondo di legno come base. Questi contenitori servivano per raccogliere il latte prodotto dalla mungitura delle mucche.

U Nzitaturi

Questa attività era molto nobile e di grande prestigio. U nzitaturi era colui che era esperto nel praticare gli innesti delle piante. La sua opera era richiesta anche per le viti e gli alberi da frutto. Questa attività richiedeva bravura e precisione poiché, se l’innesto veniva rigettato, la pianta non poteva mutare. Esiste ancora nel borgo qualche nzitaturi che pratica adesso questa attività sotto forma di cortesia per conoscenti e amici.

U Carvunaru

Era il mestiere di chi si occupava della lavorazione del carbone. Per produrre il carbone si creavano i cosiddetti fussuna. Delle cavità create intaccando il terreno a cerchio per circa 50 cm. All’interno di questo cerchio a forma di catino, si sistemava le legna a mo’ di capanna, lasciando libera una fessura. Si accendeva poi il fuoco e il carbone veniva prodotto dalla combustione lenta e costante. Il carbone veniva succesivamente venduto e utilizzato per il riscaldamento domestico ma anche per la cottura dei cibi.

Fonte orale: Prof. Vincenzo Piccione D’Avola

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