Vicolo Giudecca: la storia degli ebrei a Geraci

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Non tutti lo sanno ma Geraci porta nella sua antica storia le testimonianze di molti ebrei di Sicilia, custodendo il ricordo di una delle culture più importanti di sempre.

Gli ebrei a Geraci Siculo

La presenza degli ebrei nell’Isola risale al III secolo a.C., mentre la prima testimonianza di una presenza ebraica nel borgo risale al 1371. Nel corso degli anni, furono in tutto 53 le famiglie giudaiche di Geraci. Il gruppo ebraico godette di una posizione favorevole sotto il marchesato dei Ventimiglia, famiglia esponente di tutta la Sicilia che assunse un ruolo principale per la vita del borgo, economica e culturale.

La situazione cambiò radicalmente quando le finanze dei marchesi peggiorarono, e questi decisero di adottare il pugno duro. Così gli ebrei, sotto la pressione dei pesanti tributi, si ritrovarono a chiedere aiuto direttamente al viceré Giovanni Ventimiglia. Ma questo non bastò. Il gruppo ebraico pagava le tasse non solo ai Ventimiglia, ma in alcuni casi, a partire dalla metà del ‘400, partecipò anche alle contribuzioni versate delle altre comunità siciliane.

Le attività degli ebrei che popolarono il borgo

In seguito alla cacciata degli ebrei (1492), infatti, venne segnalata un’importante perdita di entrate per la mancata importazione a Palermo di stoffe da parte proprio degli ebrei di Geraci, impiegati principalmente nel settore tessile. Tra gli altri, anche quello della produzione dello zucchero e l’antica arte amanuense. Proprio a Geraci, vennero copiati antichi manoscritti da ebrei del borgo, come Abrahamb. Aron e Isac Shami.

Ancora oggi, è possibile documentare il passaggio dei giudei per Geraci passando per il Vicolo Giudecca, situato nella parte nord-est del borgo. Pe respirare una cultura ed una tradizione che mai potrà essere annientata.

Un altro motivo in più per venire a vistare il nostro borgo, ricco di storia e di testimonianze tangibili del passaggio di popoli e dominazione nei lunghi anni della storia del borgo.

Maria Pia Scancarello

Foto: arch. Giuseppe Antista

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