I segreti dell’accoglienza geracese: la testimonianza del regista Salvatore Basile

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Vi sveliamo un piccolo segreto, che potrà tornarvi utile in diverse occasioni. Di geracesi ne è pieno il mondo. In ogni regione, in ogni nazione, in ogni ufficio e in ogni occasione, se scavate un poco troverete qualcuno che ha origini geracesi o che ha sposato qualcuno di Geraci e quindi è diventato geracese di adozione. Questa ultima tipologia di geracesi sono i più affezionati. Sono quelli che a Geraci non ci sono nati e nemmeno i loro genitori o i loro nonni sono nati nel nostro borgo. Loro però ci si sono ritrovati un giorno, per caso, per seguire la propria amata o il proprio amato e da quel momento è stato un colpo di fulmine. Un amore a prima vista destinato a durare nel tempo e che li porta ad essere attratti da questo paesino inerpicato sulle montagne tanto da sentirne la mancanza e il desiderio di tornare periodicamente.  

Salvatore Basile, geracese di adozione

E’ quello che è successo a Salvatore, che ha conosciuto Geraci perché ha sposato Tina, una geracese doc. Salvatore Basile è un brillante sceneggiatore, regista e scrittore. È nato a Napoli e vive a Roma, dove lavora. Quando può, quasi ogni estate, programma qualche giorno nel nostro borgo madonita. Quando viene a Geraci vive nella casa che fu dei genitori di Tina, proprio nella piazza principale del paese.

Il forestiero a Geraci: le 4 fatidiche domande che vi verranno sempre poste

Salvatore ci ha raccontato, alla sua maniera, l’accoglienza che gli è stata riservata nel nostro borgo e in particolare una cosa che lo ha molto colpito: le domande tipiche che i geracesi pongono ai forestieri.

“I geracesi del posto, “annusano” il forestiero che è destinato a stanziare, lo individuano al primo sguardo per poi porgli la prima delle 4 domande fondamentali:

A chi appartieni?

Che poi è come dire: chi ti dà il diritto di stanziare qui?

Ora, dovete credermi, ci dice Salvatore, la domanda non è minacciosa, non deriva da un’attitudine a non farsi i propri affari. E nemmeno da un senso di diffidenza. E’, invece, un quesito che riguarda l’accoglienza. Geraci ti accoglie, diventa casa e famiglia in pochissimo tempo. E proprio per questo i geracesi hanno bisogno di sapere a chi tu “appartieni”, così da rendere chiara la linea parentale (o amicale) che poi sancirà la tua appartenenza all’intera comunità.

“Ora arrivasti?” e “Quando riparti?”

Dopo la prima volta, tornando a Geraci, si è sottoposti alla seconda e alla terza domanda fondamentale: “Ora arrivasti?” e “Quando riparti?”.

Anche queste due domande hanno una spiegazione precisa e non derivano dalla già citata attitudine a non farsi i propri affari. “Ora arrivasti?” è una premura: contiene l’implicita offerta di aiuto qualora tu avessi bisogno di qualcosa, nel caso avessi appena messo piede in paese.  E contiene anche la preoccupazione di non averti ancora notato, quindi di aver perso del tempo da trascorrere insieme.

E’ così, non sto scherzando.

“Quando riparti?”, invece, non deriva dalla fretta o voglia di vedervi andare via prima possibile. E’ piuttosto, il pregustare in anticipo il tempo da trascorrere insieme, la durata della vacanza nella quale poter infilare gite, inviti a pranzo, partecipazioni a feste o eventi che, durante il periodo estivo, scandiscono quasi ogni giornata.

Che si dice?

E veniamo alla quarta domanda fondamentale, quella più frequente e che vi verrà posta moltissime volte nel corso del vostro soggiorno geracese: “Che si dice?”

Quando uscite di casa, dovunque alloggiate, dopo aver fatto i primi passi incrocerete il primo conoscente che, salutandovi, chiederà: “Che si dice?”. E voi risponderete raccontando qualcosa di specifico oppure in maniera vaga, fino a che vi accommiaterete.

Ma, dopo pochi metri, ci sarà qualcun altro che, fermandovi per un saluto, vi chiederà: “Che si dice?”. E così via, incontro dopo incontro, troverete altre persone pronte a porre la stessa domanda.

A quel punto voi vi chiederete: perché mi fanno tutti la stessa domanda?

Me lo sono chiesto anch’io, confesso, durante i primi giorni a Geraci, vent’anni fa. E proprio vent’anni fa cercai di darmi una risposta: osservai il paese, le mura a le stradine antiche, il panorama delle Madonie, il ripetersi delle passeggiate… Mi dissi che tutto era immutato da centinaia di anni, che quei basalti che calpestavo erano gli stessi che avevano percorso i geracesi secoli e secoli prima. Tutto era rimasto fermo, uguale a sè stesso, cristallizzato nel tempo.  E quindi, pensai, quella domanda – “Che si dice?” – era dovuta a una sete di novità, alla voglia di qualcosa di diverso per contrastare quella fissità in cui sembrava immerso il paese.

Nulla di più sbagliato.

La verità è che proprio quelle mura antiche, quelle stradine che si inerpicano verso il Castello e da li discendono verso il cuore del paese, in realtà raccontano storie antiche e sempre nuove. Ogni vicolo evoca epoche ed epopee passate, conserva i passi e i vissuti di ogni persona che ha calcato quelle pietre, le vite, le speranze, la fatica, i sacrifici, i sogni… e anche gli abbandoni di chi è stato costretto a emigrare per cercare un lavoro ma non ha mai smesso di tornare ogni volta che gli è stato possibile.

Tutto ciò, Geraci lo restituisce a ogni passo, come un racconto ogni volta nuovo e sorprendente.

E in quella domanda – “Che si dice?” – è racchiusa proprio questa magia. L’invito a raccontare ciò che Geraci ti ha rivelato di nuovo, anche rispetto al giorno precedente, mentre la esploravi per l’ennesima volta”.

La magia dei geracesi

Una magia quella di Geraci che investe tutti, anche i più scettici. Vi sembra esagerato? Chiedete a chiunque sia venuto a Geraci per periodi più o meno lunghi, o a chi è fidanzato o ha sposato un geracese…E se ancora non siete convinti…Provare per credere! Una cosa è certa: nessuno a Geraci è un forestiero per più di una mancita di minuti. Perché tutti alla fine si sentono come a casa. E la magia dura anche fuori dal borgo. Avete presente il segreto di cui vi parlavo all’inizio? Ebbene ovunque voi incontriate un geracese, potrete riviverla, con la stessa intensità, gli stessi sorrisi, lo stesso entusiasmo e, soprattutto, le stesse domande!

Maria Pia Scancarello

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